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Cappotto Bioverd su nuovi edifici
La soluzione ideale per ottenere edifici bioclimatici ad alte prestazioni energetiche. Il massimo del comfort termico e igrometrico, con operazioni di cantiere più veloci



Il benessere fisiologico che si gode in un ambiente confinato dipende da tre fattori: la qualità dell’aria, che possiamo definire il fattore principale, la temperatura e l’umidità. Per quanto riguarda la qualità, essa è influenzata dal modo in cui l’ambiente viene utilizzato (locali arieggiati o meno, uso di cucina, presenza di stufe o di altri dispositivi per la climatizzazione), ma anche dalla presenza di fibre o sostanze volatili invisibili di varia natura che possono essere contenute nei materiali impiegati per il rivestimento di pavimenti, soffitti, condutture o per l’isolamento termoacustico impiegato a protezione delle strutture edili.
Gli altri due fattori, la temperatura e l’umidità, sono sempre percepiti insieme (la sensazione di caldo e di freddo è sempre collegata al tasso di umidità dell’aria) e insieme determinano il cosiddetto benessere igrometrico. Se dunque prendiamo in considerazione le soluzioni per l’isolamento termico e igrometrico degli edifici, possiamo facilmente dedurre che esse devono essere traspiranti, non rilasciare fibre o sostanze volatili invisibili e agire da regolatori della temperatura, ad esempio favorendo l’inerzia termica delle superfici interne dei locali rispetto a quelle esterne esposte agli agenti atmosferici.
Sappiamo infatti che in un edificio la sensazione di benessere termico non dipende solo dalla temperatura dell’aria, ma anche dalle temperature delle superfici circostanti, per esempio le pareti. Il discorso riguarda tutte le pareti perimetrali, compresi i divisori tra diversi alloggi, ma in modo particolare i tamponamenti esterni che costituiscono l’involucro della costruzione. Se stiamo vicino a una parete fredda, il calore del nostro corpo si irradia verso la parete e noi abbiamo la sensazione di freddo. Un buon isolamento termico è quello che permette alle pareti di non essere fredde, e che di conseguenza produce una temperatura prossima ai valori ottimali anche con il riscaldamento al minimo, sinonimo di risparmio e di comportamento eco.
Il benessere igrotermico dipende però anche dall’umidità relativa dell’aria, che non deve essere eccessiva (sensazione di afa) e nemmeno troppo bassa (sensazione di freddo anche quando la temperatura è alta).
Di norma si conviene che negli ambienti abitativi e lavorativi, l’umidità relativa dell’aria dovrebbe essere compresa tra il 45% e il 55%, senza mai scendere sotto il 30%. I fisiologi sono anche concordi nell’affermare che le condizioni termiche più confortevoli si determinano quando la temperatura delle superfici circostanti supera leggermente quella dell’aria e l’umidità dell’aria è compresa fra il 40 e il 70 per cento.
Ma qual è la soluzione isolante che meglio contribuisce all’equilibrio termico e igrometrico degli ambienti di vita? Premesso che l’isolamento termico dell’involucro esterno è in assoluto la misura più efficace ed economica di risparmio energetico negli edifici (l’installazione di caldaie efficienti viene al secondo posto) e che le pareti esterne sono l’elemento che più incide in questa operazione, la risposta alla domanda è che il migliore isolamento termico è quello esterno, detto anche a cappotto. Con questo sistema infatti il calore prodotto all’interno rimane più a lungo nella struttura dell’edificio, mentre in estate il rivestimento previene l’eccessivo riscaldamento dei muri da parte del sole, garantendo in questo modo un ambiente interno più fresco.
Per una serie di ragioni pratiche, il sistema di isolamento a cappotto è sempre più diffuso anche negli edifici nuovi. La prima di queste ragioni è che aumentando l’inerzia termica delle pareti l’incidenza dei ponti termici diventa rilevante e spesso la loro correzione non è delle più semplici. Isolare a cappotto significa dunque risolvere una delle maggiori criticità degli edifici ad alte prestazioni, quella appunto dei ponti termici. Si aggiunga inoltre che la finitura realizzata dall’esterno velocizza il cantiere e non vincola le fasi realizzative della struttura opaca, con vantaggi economici non trascurabili per l’impresa. L’isolamento a cappotto non deve essere considerato la semplice applicazione di uno strato isolante esterno, ma un vero e proprio sistema in grado di garantire prestazioni non raggiungibili con altre soluzioni.
Molto, però, dipende dalla qualità del materiale isolante e dei componenti del sistema, compresi l’adesivo traspirante per incollare i pannelli isolanti alle pareti, l’intonaco di spessoramento e l’intonaco di finitura. Va tenuto presente a questo proposito che nell’intervento a cappotto il costo del materiale ha un’incidenza relativa in quanto i costi fissi restano invariati (mano d’opera e ponteggi), mentre è elevata l’incidenza della qualità dell’isolante sulle prestazioni finali e sulla durabilità del sistema. Coverd impiega da oltre 25 anni i pannelli di sughero biondo naturale bollito e ventilato SoKoVerd per il suo sistema a cappotto Bioverd, un materiale traspirante, naturale, sano, ecologico, riciclabile e prodotto con procedimenti a contenuto impatto ambientale.
Grazie all’adesivo traspirante a presa rapida PraKov, che viene spalmato su tutta la superficie del pannello, non sono necessari sistemi di fissaggio meccanici che, seppur in piccola parte, costituiscono un ponte termico. Da non sottovalutare sono inoltre gli shock termici: l’azione dell’irraggiamento solare innalza la temperatura superficiale delle facciate di colore “scuro” oltre gli 80°C per alcune ore nella giornata, quindi anche la scelta del colore di finitura rappresenta un limite di impiego per alcuni materiali che subiscono deformazioni permanenti a temperature superiori ai 70°C. Anche in questo il sughero di Coverd si comporta egregiamente, perché oltre ad avere un’ottima resistenza meccanica ha una variazione dimensionale minima e non si deteriora nel tempo sotto l’azione della temperatura. Rispetto ai prodotti di sintesi come il polistirene, il sughero biondo naturale ha il già citato vantaggio di essere traspirante (cosa fondamentale ai fini del benessere termico e igrometrico); rispetto alle fibre minerali quello di non necessitare di barriera al vapore e di non rilasciare micro fibre nell’aria. Il confronto è assolutamente vincente anche sul campo della durabilità.

Geom. Emilio Capra